Gli imprenditori devono adottare a monte tutte le misure di difesa per poter più facilmente provare le proprie ragioni. Se n’è parlato al convegno della Cciaa di Udine, organizzato in collaborazione con lo Studio Glp: in Sala Valduga analizzati gli aspetti normativi e alcuni casi pratici.




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Sono una dozzina l’anno i casi di violazione del segreto industriale e del know how che i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Udine si trovano a dover trattare. E pur se non è una situazione d’allarme, le cifre sono in aumento, soprattutto negli ultimi anni e soprattutto nei settori economici in cui il processo è prevalente sul prodotto, come quelli ad alto contenuto tecnologico.
Ma in aumento è anche l’esperienza degli investigatori, su una fattispecie per cui è necessaria sempre più specializzazione, come ha confermato il Capitano Fabio Pasquariello, rispondendo alle domande del caporedattore di Radio 24 Sebastiano Barisoni, che oggi pomeriggio ha moderato l’affollatissimo convegno in Sala Valduga.
L’appuntamento, organizzato dalla Camera di Commercio di Udine in collaborazione con lo Studio Glp, realtà con lunga e qualificata esperienza a livello internazionale in materia di proprietà intellettuale, è stato aperto dal componente di giunta camerale Bernardino Ceccarelli e quindi introdotto proprio dal presidente di Glp, Gilberto Petraz, che si è soffermato su questa peculiare tipologia di "furto dell’idea e della conoscenza" molto complesso da provare e ben più difficile da tutelare rispetto a un brevetto.
Come hanno poi confermato analizzando gli aspetti civilistici e penali i due avvocati Giovanni Casucci e Riccardo Castiglioni, la protezione del segreto prevede una serie di comportamenti che l’impresa dovrebbe porre in essere a monte: si parla di precise previsioni contrattuali per i dipendenti e collaboratori, accordi specifici con i fornitori, regole comportamentali e di accesso in azienda chiare e "certificabili", oltre che di dotazioni tecnologiche e informatiche che possano essere poste come prova inequivocabile della provenienza dell’informazione e dell’avvenuta violazione.
Dotarsi dunque di password, di firewall e di sistemi di criptazione, restringere l’accesso alle informazioni più delicate, adottare misure di security che rendano opponibile il diritto vantato, sono alcuni degli "equipaggiamenti" su cui investire prima, anche per risparmiarsi dei danni ben più ingenti a posteriori.
Significativi i casi pratici portati da Danilo Crippa, R&D Director di Lpe Spa, azienda specializzata in alta tecnologia - uno dei settori più a rischio, anche in Friuli - e da Rolando Orlandi, senior legal manager di Galbani Spa, la prima delle quali, in particolare, si è trovata nella specifica situazione a causa di una fuga di notizie da parte di ex-dipendente infedele. L’azienda ha potuto far valere davanti all’autorità giudiziaria tutte le misure adottate a priori in difesa del proprio know how e dimostratesi elemento a favore.
«Bisogna tenere ben presente che le informazioni, infatti, non si difendono da sole», ha ricordato agli imprenditori l’avvocato Castiglioni. Pur con la consapevolezza, come ha chiosato Barisoni, «che la miglior protezione per un’azienda è un’innovazione di prodotto e di processo continua».
Attenzione poi alle tempistiche: la denuncia, ha ricordato Pasquariello, va fatta entro tre mesi e dev’essere avanzata dal soggetto delegato specificatamente alla presentazione della "richiesta di punizione del colpevole".