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Per crescere sul mercato africano bisogna prima accompagnare la sua crescita: l'approccio etico al continente del futuro

Un’internazionalizzazione virtuosa, che sia vera cooperazione allo sviluppo, in termini di formazione del personale locale, di trasferimento di know how produttivo e in particolare tecnologico.Aperto il 20 ottobre dalla Cciaa di Udine il primo Business Forum su Africa sub-sahariana, con focus su Mozambico.

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E un dialogo crescente fra Ong e imprese, le prime quale parte “esplorante” e partner ideale delle seconde per progetti di crescita mirati, in collaborazione con le istituzioni.
Punti su cui hanno concordato tutti i relatori che stamattina hanno aperto i lavori del primo Business Forum dedicato all’Africa, organizzato dalla Camera di Commercio di Udine in Sala Valduga, nell’ambito del progetto “Verso nuove rotte del business
globale”, portato avanti con le altre Cciaa regionali e presentato al cofinanziamento della l.r. 1/2005. L’appuntamento, che nel pomeriggio è proseguito con un focus sul Mozambico, verso cui saranno studiate prossime missioni economiche e istituzionali, si è concentrato sull’area sub-sahariana dell’Africa.
O, meglio, «delle Afriche», come ha precisato il moderatore, il giornalista del Sole 24 Ore Gianfranco Fabi, rimarcando l’elevata differenziazione fra aree, le numerose contraddizioni ancora esistenti, ma anche, contemporaneamente, le immense opportunità di un continente che negli ultimi 10 anni ha registrato una crescita considerevole e per cui è attesa un’ulteriore crescita a ritmi velocissimi.
L’Africa ha bisogno di non essere depredata, ha bisogno di sviluppare competenze in loco contando su sistemi di istituzioni e imprese «responsabili sull’intera filiera della produzione, in grado di contribuire a creare quello stato di diritto indispensabile per realizzare un mercato sostenibile, per loro e per noi», è stato detto.
I settori con maggiori opportunità di cooperazione da parte delle nostre Pmi spaziano dalla potabilizzazione delle acque alle tecniche agricole e di conservazione degli alimenti, passando per la gestione dei rifiuti per arrivare all’infrastrutturazione e all’adozione di politiche e sistemi energetici attenti all’ambiente.
Una strada tutta da tracciare, in cui sempre più si comprende che è necessario approcciarsi in modo diverso. Come quello emerso dalle testimonianze di Umberto Marin, presidente della Onlus Time for Africa, e Flavia Ballico dell’azienda Pert Srl.
Quest’ultima, parte di Assafrica e presente da anni sul mercato nordafricano, da quattro anni è arrivata anche a quello sub-sahariano e, grazie a un incontro con l’ambasciatrice del Mozambico a Udine, è entrata in contatto con Time for Africa.
Insieme ad altre realtà associative e imprenditoriali, e con il sostegno della Regione, azienda e associazione si sono messe all’opera per un progetto integrato profit-no profit, che sta prendendo piede proprio in Mozambico: lo sviluppo di un sistema di piccola economia di villaggio, basato su formazione in loco, scambio e costruzione di reti commerciali, che permette anche a realtà imprenditoriali friulane di inserirsi, svilupparsi e contribuire allo sviluppo, rispettando però un approccio etico, chiaro e basato sulla fiducia.
«Istituzioni, imprese e organizzazioni no profit - ha rimarcato la Ballico nel suo applaudito intervento - possono realizzare insieme progetti importantissimi, assumendosi un dovere e una responsabilità sociali che spesso la politica richiede loro, ma cui essa stessa non deve sottrarsi».

Ultimo aggiornamento: 19 dicembre 2011
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