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Green growth, il business (buono) del secolo

Tutti i relatori al convegno di apertura di Cciaa e Ocse hanno insistito sulla necessità di informare sui vantaggi economici dati dall’innovazione verde, non mera "fissazione" degli ecologisti, bensì uno dei pochi motori per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione e per uscire da questa crisi così complessa.

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In Italia, così come in Friuli Venezia Giulia, circa un’impresa su quattro ha investito in green economy dal 2008 a oggi, con un picco nel 2011. Una rivoluzione verde «sileziosa», perché partita dal basso, dalle imprese, e non affiancata da politiche o strategie pubbliche adeguate.
È una rivoluzione che va innescata subito, con sensibilizzazione e informazione continue, in quei ¾ di aziende che invece non hanno ancora l’hanno abbracciata e che non possono permettersi di perdere quello che sarà il vero «business del secolo». È stato proprio questo l’obiettivo del convegno di apertura della prima due-giorni dedicata alla Green Growth. L’evento, voluto dalla Camera di commercio di Udine in collaborazione con l’Ocse, ha visto ospiti questa mattina, uniti in un appello corale alle Pmi e alle istituzioni a non perdere il “treno verde”, il presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo e Sergio Arzeni, direttore del Centro per l’Imprenditorialità, le Pmi e lo sviluppo locale dell’Ocse, che è stato nettissimo.
«Dobbiamo smettere di aggredire la natura - ha detto Arzeni - e guardare ai Paesi che crescono oggi con l’export, le nuove tecnologie, le riconversioni e l’innovazione verde, creando una crescita produttiva e occupazionale rapida, sana e competitiva».
Claudia Samarelli, del Centro Studi Unioncamere, ha poi illustrato il recentissimo rapporto GreenItaly 2011 (disponibile su » http://www.unioncamere.gov.it), e Mario Gregori, professore di Economia Agraria all’Università di Udine, ha insistito sull’importanza di far capire che la green economy non è solo materia da puristi dell’ecologia, ma al contrario porta vantaggi economici poderosi.
«Siamo forse bravi - ha detto -, ma siamo fra i “ripetenti”. Mentre la Cina si riconverte all’economia verde, i ¾ delle nostre imprese ancora non si sono messe in moto: rischiamo di essere tagliati fuori e di perdere un’enorme potenzialità di crescita».
Ed è ciò che si è impegnata a fare la Cciaa.
«Più che di green economy - ha detto il presidente Da Pozzo - vogliamo parlare di “crescita verde”, un concetto molto più ampio, che definisce un nuovo modo di produrre, leggere l’economia e i modelli di sviluppo. In Paesi come la Corea ci sono canali pubblici di finanziamento, c’è addirittura un Ministero della crescita verde, da noi le istituzioni sono pressoché inerti. La Camera di Commercio è decisa a portare avanti il percorso, convinta che sia la chiave per valorizzare la produzione di qualità, la nostra, e definire un futuro di vera crescita».
L’intervento di Arzeni ha abbracciato a 360 gradi la situazione economica internazionale. «Il sistema Paese non si rende conto della profondità e della rapidità del cambiamento in corso - ha detto -. Sul piano economico-finanziario, gli indignati non sono solo giovani, disoccupati e immigrati. È soprattutto la classe media a sentirsi minacciata: non ha fiducia in istituzioni che non hanno l’hanno avvertita della gravità della situazione. L’euro è sull’orlo dell’abisso e per la finanza internazionale è un gioco: si posso fare molti soldi sull’incapacità dei governi di reagire. Quando si è sotto attacco bisognerebbe sparare più forte ma non è stato fatto». «Non c’è crescita economica, non c’è occupazione - ha proseguito -. Da 10 anni l’Italia non cresce e stiamo svuotando i salvadanai».
E ha ammonito. «Bisogna ridefinire il concetto stesso di progresso e il modo nuovo di misurarlo. Per questo come Ocse abbiamo lanciato un nuovo indice di qualità della vita (il Better Life Index), che vuole tener conto del benessere materiale e pure della qualità della vita e della sostenibilità ambientale».
Per Arzeni, «nonostante il recentissimo problema sui bund tedeschi, la Germania resta il riferimento, con il più basso tasso di disoccupazione, il più alto d’occupazione, è il secondo esportatore mondiale dopo la Cina, con 2/3 della crescita trainati dall’export, specie di tecnologie e di innovazioni verdi. Dagli anni ’80, normative severe hanno portato alla chiusura di molti stabilimenti inquinanti, con la perdita di quasi 600mila posti di lavoro, ma da subito hanno sviluppato tecnologie sostenibili e ricreato posti di lavoro nelle nuove attività. L’impatto immediato è stato negativo ma nel medio periodo la Germania ha recuperato tutto, ricreando posti di lavoro, questa volta sani e competitivi».
Claudia Samarelli. L’esperta del Centro Studi di Unioncamere ha presentato una sintesi dei risultati del rapporto Green Italy 2011, presentato proprio nei giorni scorsi. L’innovazione verde «tra 2010 e 2011 ha registrato come gli investimenti in green economy siano più che raddoppiati tra 2010 e 2011 per quanto riguarda le Pmi manifatturiere».
La ricerca, ampliata all’intera economia attraverso l’indagine Excelsior, ha rilevato che le public utilities, le costruzioni e i servizi presentano valori molto alti (42,6%, 25,7% e 221,1%) di investimenti in tecnologia negli ultimi 3 anni. Territorialmente, lo sviluppo è abbastanza armonico, con una media del 24,2% delle imprese nel Nordest, in cui spicca Trento, trainata dal settore edile, con il 30,9%. Il Friuli Venezia Giulia si attesta sul 24,5%. Le scelte green sono oggi quelle in grado di aumentare la produttività, affrontare meglio i mercati esteri e produrre occupazione, stimolando la nascita di nuove professionalità.
È infatti l’innovazione il motore dello sviluppo, come ha rimarcato con molta concretezza il professor Mario Gregori, che ha “coniato” la definizione, per l’innovazione green, di «vero business del secolo. Oltre a salvare l’umanità», ha specificato, ponendo l’accento su vari esempi pratici. «La Cina ha messo la crescita verde tra le sue priorità», ha aggiunto, ed è da credere che, con le sue enormi risorse, il supporto strategico ed economico pubblico e la velocità alla quale cresce, raggiungerà presto gli obiettivi.
«Chi si adegua all’innovazione fa grandi fortune - ha commentato -. Il rovescio della medaglia è un aspetto distruttivo: ci sono settori che rischiano di essere scardinati perché non capiscono l’importanza dell’innovazione. La Camera di commercio può mettere in piedi delle iniziative a tappeto, insistendo sulla bontà economica e le possibilità di guadagno reale derivanti dalle innovazioni verdi. Se i dati ci dicono che abbastanza bravi, lo siamo però fra i cattivi, fra i ripetenti. I ¾ delle imprese non hanno fatto ancora nulla, mentre la Cina si riconverte al verde, noi rischiamo di perdere un treno poderoso. Non solo rischiamo di essere tagliati fuori ma di perdere un’enorme potenzialità di crescita».

Vedi inoltre:
Green Growth com'è il futuro della green economy? - 24 e 25 novembre 2011 » leggi

Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2012
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