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Commercio all'ingrosso

Il commercio all’ingrosso è l'attività svolta da chiunque professionalmente acquisti merci in nome e per conto proprio e le rivenda ad altri commercianti all'ingrosso o al dettaglio, o a utilizzatori professionali e a grandi consumatori.

Si tratta pertanto di attività espletata verso commercianti grossisti e dettaglianti per i prodotti oggetto della loro impresa e per quelli necessari al funzionamento della stessa; verso industriali, artigiani, esercenti servizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e altri utilizzatori professionali, per le materie prime e i prodotti necessari al funzionamento dell'impresa; verso utilizzatori in grande quali le comunità, le convivenze, le cooperative di consumo regolarmente costituite e i loro consorzi, nonchè gli enti giuridici costituiti da commercianti, per gli acquisti di prodotti oggetto della loro attività.
Tale attività può assumere la forma di commercio interno, di importazione o di esportazione.
La disciplina in materia di commercio è contenuta nella Legge regionale 05/12/2005, n. 29 e sue successive modifiche ed integrazioni.

Requisiti
La verifica dei requisiti soggettivi relativi alle attività di commercio all'ingrosso è di competenza delle Camere di Commercio

Requisiti generali

  • maggiore età
  • essere cittadini italiani o di uno degli stati membri dell’Unione Europea, ovvero stranieri residenti del territorio della Repubblica Italiana in possesso di valido permesso di soggiorno

Requisiti morali e antimafia
Devono essere posseduti in capo ai soggetti di cui all’art. 85 del D.Lgs. 159/2011 (normativa antimafia) e di seguito indicati::

  • a) per le imprese individuali, in capo al titolare;
  • a bis) per le associazioni, a chi ne ha la legale rappresentanza;
  • b) per le società di capitali anche consortili (ai sensi dell'articolo 2615-ter del codice civile) per le società cooperative, di consorzi cooperativi, per i consorzi (di cui al libro V, titolo X, capo II, sezione II, del codice civile) al legale rappresentante e agli eventuali altri componenti l'organo di amministrazione, nonché a ciascuno dei consorziati che nei consorzi e nelle società consortili detenga una partecipazione superiore al 10 per cento oppure detenga una partecipazione inferiore al 10 per cento e che abbia stipulato un patto parasociale riferibile a una partecipazione pari o superiore al 10 per cento, ed ai soci o consorziati per conto dei quali le società consortili o i consorzi operino in modo esclusivo nei confronti della pubblica amministrazione;
  • c) per le società di capitali, anche al socio di maggioranza in caso di società con un numero di soci pari o inferiore a quattro, ovvero al socio in caso di società con socio unico;
  • d) per i consorzi di cui all'articolo 2602 del codice civile e per i gruppi europei di interesse economico, a chi ne ha la rappresentanza e agli imprenditori o società consorziate;
  • e) per le società semplici e in nome collettivo, a tutti i soci;
  • f) per le società in accomandita semplice, ai soci accomandatari;
  • g) per le società di cui all'articolo 2508 del codice civile, a coloro che le rappresentano stabilmente nel territorio dello Stato;
  • h) per i raggruppamenti temporanei di imprese, alle imprese costituenti il raggruppamento anche se aventi sede all'estero, secondo le modalità indicate nelle lettere precedenti;
  • i) per le società personali ,ai soci persone fisiche delle società personali o di capitali che ne siano socie;
  • l) per le associazioni e società di qualunque tipo, anche prive di personalità giuridica, anche ai soggetti membri del collegio sindacale o, nei casi contemplati dall'articolo 2477 del codice civile, al sindaco, nonché ai soggetti che svolgono i compiti di vigilanza di cui all'articolo 6, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.
  • m) per le società costituite all'estero, prive di una sede secondaria con rappresentanza stabile nel territorio dello Stato, a coloro che esercitano poteri di amministrazione, di rappresentanza o di direzione dell'impresa.
  • Per le società di capitali di cui alle lettere b) e c), concessionarie nel settore dei giochi pubblici, oltre a quanto previsto nelle medesime lettere, i requisiti antimafia devono riferirsi anche ai soci persone fisiche che detengono, anche indirettamente, una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 2 per cento, nonché ai direttori generali e ai soggetti responsabili delle sedi secondarie o delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti. Nell'ipotesi in cui i soci persone fisiche detengano la partecipazione superiore alla predetta soglia mediante altre società di capitali, i requisiti antimafia devono riferirsi anche al legale rappresentante e agli eventuali componenti dell'organo di amministrazione della società socia, alle persone fisiche che, direttamente o indirettamente, controllano tale società, nonché ai direttori generali e ai soggetti responsabili delle sedi secondarie o delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti. I requisiti antimafia nei casi di cui al periodo precedente devono riferirsi anche al coniuge non separato.

Per tutte le tipologie di imprese i requisiti morali e antimafia devono essere posseduti anche dall’institore e dal preposto all’attività commerciale se nominati.

I requisiti morali e le condizioni ostative sono previsti dall’art. 71, commi da 1 a 5 del D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 e ss.mm., compresi i requisiti antimafia (ovvero assenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'art. 67 del D.Lgs. 06/09/2011, n. 159 e successive modificazioni) e di seguito riportati.

Non possono quindi esercitare l’attività commercio all'ingrosso:

a) coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione;
b)  coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale, ivi compresa l’ipotesi di sentenza di condanna emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale;
c) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione, ivi compresa l’ipotesi di sentenza di condanna emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale;
d)  coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, capo II del codice penale, ivi compresa l’ipotesi di sentenza di condanna emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale;
e) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli alimenti previsti da leggi speciali, ivi compresa l’ipotesi di sentenza di condanna emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale;
f) coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a misure di sicurezza.

Non possono svolgere l’attività di commercio all’ingrosso coloro che non possiedono i requisiti antimafia (assenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'art. 67 del D.Lgs. 06/09/2011, n. 159 e successive modificazioni).

NOTA BENE: Il divieto di esercizio dell'attività permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.

Avvertenze sui requisiti morali
La sentenza emessa a seguito di applicazione della pena su richiesta delle parti (artt. 444 e 445 c.p.p.), c.d. patteggiamento, è equiparata, per gli effetti compatibili con la sua speciale natura, alla sentenza di condanna. Tuttavia se per la sentenza in questione, divenuta irrevocabile, è già trascorso il termine previsto dal secondo comma dell’art. 445 c.p.p. per l’estinzione del reato (“il reato è estinto se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole”) la sentenza di condanna definita ai sensi dell’art. 444 c.p.p. perde la propria valenza negativa e si estingue ogni effetto penale.
Analogamente se per la condanna disposta con decreto penale (art. 460 c.p.p.), divenuto irrevocabile, è già trascorso il termine previsto dal quinto comma dell’art. 460 c.p.p. (“il reato è estinto  se nel termine di cinque anni, quando il decreto concerne un delitto, ovvero di due anni , quando il decreto concerne una contravvenzione, l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole”), il decreto penale di condanna perde la propria valenza negativa e si estingue ogni effetto penale.
Gli effetti interdittivi delle condanne ai reati sopra menzionati rimangono anche se è stato concesso il beneficio della non menzione poichè le conseguenze ostative cessano solo con l’adozione del provvedimento formale di riabilitazione.
Si ricorda infine che le sentenze di condanna definitive alle quali sia stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena (art. 163 c.p.) non costituiscono ostacolo all’esercizio dell’attività sempre che non intervengano circostanze idonee a incidere sulla revoca della sospensione, e non necessitano, pertanto, della riabilitazione al fine di rimuovere l’effetto penale del divieto di svolgimento dell’attività in questione.
 

COSA FARE PER

AVVISO: con il D.Lgs. 25 novembre 2016, n. 222, entrato in vigore l’11/12/2016, (e operativo dal 01/07/2017) sono stati individuati i procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e definiti i regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell'articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124.
Tra questi rientra anche il procedimento relativo all’esercizio della attività di commercio all’ingrosso.

Regimi amministrativi previsti per iniziare l'attività di commercio
Tipologia Regime amministrativo
1. Commercio all'ingrosso NON alimentare 1a) Comunicazione al Registro delle Imprese competente per territorio, in relazione al luogo di esercizio, con apposita pratica telematica "COMUNICA"

oppure

1b) L'impresa può scegliere di inoltrare la comunicazione al SUAP competente per territorio, in relazione al luogo di esercizio, che poi deve procedere a trasmetterla al registro delle imprese della Camera di Commercio del luogo di esercizio dell'attività
2. Commercio all’ingrosso NON alimentare in caso di esercizio con superficie di vendita totale lorda, comprensiva di servizi e depositi (es. magazzini), superiore a 400 mq, o comunque se l’attività ricade in uno qualsiasi dei punti dell’allegato I al D.P.R. n. 151/2011 (in materia di prevenzione incendi) SCIA unica al SUAP competente per territorio, in relazione al luogo di esercizio
3. Commercio all'ingrosso alimentare SCIA unica al SUAP competente per territorio, in relazione al luogo di esercizio, comprensiva della notifica sanitaria e, nel caso di esercizio con superficie di vendita totale lorda, comprensiva di servizi e depositi (es. magazzini) superiore a 400 mq, o comunque se l’attività ricade in uno qualsiasi dei punti dell’allegato I al D.P.R. n. 151/2011 (in materia di prevenzione incendi), completa anche della Scia prevenzione incendi

Per la normativa in materia di prevenzione incendi consultare » http://www.normattiva.it/ricerca/semplice (link esterno).

AVVERTENZA: prima di eseguire gli adempimenti previsti per l’esercizio della attività di commercio all’ingrosso sopra descritti, è necessario consultare i SUAP di riferimento, il regionale SUAP FVG (» http://suap.regione.fvg.it/ - link esterno) e il portale nazionale SUAP Impresa in un giorno (» https://www.impresainungiorno.gov.it//sportelli-suap - link esterno) al fine di verificare la presenza della modulistica per eseguire gli adempimenti dovuti secondo i regimi amministrativi indicati nel decreto legislativo sopra indicato.

1a) PRATICA COMUNICA DIRETTAMENTE AL REGISTRO DELLE IMPRESE
Presentare apposita pratica telematica "COMUNICA" di inizio attività di commercio all’ingrosso alla quale va allegato il modello di dichiarazione del possesso dei requisiti morali e antimafia, dichiarazione che va resa da tutti i soggetti obbligati a possederli.
La presentazione di tutti gli allegati deve avvenire contestualmente alla presentazione del modello di inizio attività previsto per il Registro Imprese (modello I1-I2-UL-S5).
Il modello di dichiarazione e l’informativa privacy sono scaricabili dagli allegati di questa pagina web. Altri allegati: copia di valido documento di identità, copia di valido permesso di soggiorno per cittadini extracomunitari.
In questo regime amministrativo la data di inizio attività da riportare nel modello (modello I1-I2-UL-S5) della pratica telematica “COMUNICA AL REGISTRO IMPRESE”deve coincidere con la data di presentazione della stessa.
L’esercizio della attività di commercio all’ingrosso prima della presentazione telematica della pratica "COMUNICA"al Registro delle Imprese comporta l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dall’articolo 80 della legge regionale 29/2005 ai sensi della legge regionale 1/1984.

1b) COMUNICAZIONE AL SUAP COMPETENTE PER TERRITORIO
L’impresa presenta la Comunicazione al Suap competente per territorio predisponendo la modulistica Suap presente nei portali di riferimento.
Entro trenta giorni dall’inizio, presenta al Registro delle Imprese la pratica per denunciare al RI/REA l’esercizio della attività che può essere iniziata dalla data di presentazione della comunicazione stessa al SUAP competente.
L’esercizio della attività di commercio all’ingrosso prima della presentazione telematica della Comunicazione al SUAP comporta l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dall’articolo 80 della legge regionale 29/2005 ai sensi della legge regionale 1/1984.

2) e 3) SCIA UNICA AL SUAP COMPETENTE PER TERRITORIO
L’impresa presenta la Scia unica al Suap competente per territorio.
Entro trenta giorni dall’inizio, presenta al Registro delle Imprese la pratica per denunciare al RI/REA l’esercizio della attività che può essere iniziata dalla data di presentazione della scia unica stessa al SUAP competente.



A CHI RIVOLGERSI

Ufficio Registro Imprese
Via Morpurgo 4 - 33100 Udine
Fax 0432 273548
e-mail: registro.imprese@ud.camcom.it
e-mail certificata: registroimprese@ud.legalmail.camcom.it

Conservatore dirigente responsabile: Maria Lucia Pilutti

Call Center Registro Imprese di Udine numero 199 112 344
» ORARIO E COSTI DEL CALL CENTER (consulta la pagina Orari)

» ORARIO DI APERTURA AL PUBBLICO (consulta la pagina Orari)

Ultimo aggiornamento: 08 settembre 2017
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