.:: Camera di commercio di Udine ::.

Home > Vi segnaliamo > Comunicati stampa > Future Forum - Europa da rifondare, gestione delle migrazioni e burocrazia
Future Forum - Europa da rifondare, gestione delle migrazioni e burocrazia

Secondo pomeriggio di Future Forum Udine

ff_europa_1.jpgff_europa_2.jpgff_europa_3.jpg

Nel primo, con la moderazione del direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier, si sono confrontati Magnus Ryner, capo del Dipartimento di studi europei e internazionali al King’s College di Londra, Ettore Recchi, professore di sociologia a Sciences Po Parigi, Claudio Giua, Digital Strategy Advisor del Gruppo Espresso, Emanuele Ferragina, professore a Sciences Po Paris e Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale del Fvg. Per Ryner, il problema principale dell’Europa di oggi è la mancanza dei benefici di crescita economica che ne hanno giustificato la fondazione il mercato unico. «C’è invece stato un crollo. E quando il mercato unico non può dare crescita economica - ha detto Ryner - allora abbiamo un problema». Ci sono problemi legati alle migrazioni, così come di percezione e comunicazione dell’Europa, ma il vero nodo sta nel trovare il modo per far crescere economicamente l’Europa». Per Ryner è dunque necessario che il mercato unico venga a patti con un federalismo fiscale ed è necessario ripartire da una nuova costituente, perché questo modello d’Europa è ormai morto. «La Brexit - ha aggiunto Ferragina - è una scelta che ritengo fallimentare nel lungo periodo. Io però sono pessimista sul progetto europeo così com’è ora, quando c’è un distaccamento di questo tipo. Avrebbero dovuto essere attivati per tempo meccanismi solidaristici e redistributivi per creare fiducia, ma adesso è difficilissimo». Anche perché, ha aggiunto Iacop, «le istituzioni europee si sono a lungo tempo occupate di politiche di finanza europea, con un’attenzione più allo sviluppo di regole e controlli, che di opportunità e diritti». Sulla percezione d’Europa e le previsioni sbagliate sulla Brexit, il mondo della comunicazione tradizionale ha fallito, così come ha fallito nel percepire altri avvenimenti internazionali come la vittoria di Trump, ha poi evidenziato Giua. I media tradizionali hanno continuato «a seguire quelli che sono i vertici, i partiti, le attività delle grandi organizzazioni, gli eventi pubblici, televisivi - ha detto -, che però non rappresentano più quello che pensa la gente e che invece condivide sui social».

A parlare di migrazioni, con la redazione di Giacomo Russo Spena di Micromega, si sono poi soffermati i relatori del tavolo successivo, Alessandro Arrigoni dell’Università di Oxford, l’assessore regionale alla cultura e solidarierà Gianni Torrenti, Jennifer Allsopp , Commissioning Editor di openDemocracy 50.50, nonché Giovanni La Varra, architetto, professore associato di Progettazione architettonica all’Università di Udine e Mauro Pascolini, docente di geografia umana dell’Università di Udine. Pascolini e La Varra hanno ragionato sulla trasformazione urbanistica di città e territori in base ai cambiamenti economici e all’arrivo di migranti e nuovi cittadini, mentre Arrigoni ha portato dati interessanti sui migranti. «Gli immigrati presenti in Italia sono l’8% della popolazione presente, ma invece i cittadini italiani intervistati nel 2014 e 2015 dichiarano di percepirne il 25-26%. La percentuale di migranti è sì in aumento, ma la crescita è in rallentamento. In ogni caso, facendo una proiezione statistica, solo fra 50 anni, con la decrescita dei cittadini italiani, il rapporto sarà pari a quello che oggi è percepito». Arrigoni ha anche evidenziato come se si parla di diritti, allora è corretto riferirsi ai migranti come un unicum, ma in realtà i migranti sono quanto di più differenziato, per comunità, anche per tipo di occupazione che poi si trovano a svolgere in Italia, nonché per abitudini di vita e comunità di collegamento. «A questa frammentazione incredibile del soggetto migrante, ai diversi meccanismi con cui ogni migrante arriva e si integra in Italia, si deve invece guardare quando dobbiamo pensare alle politiche e ridisegnare le città: pensiamoli come storie diverse, non come un unicum, perché altrimenti andremo a disegnare politiche sbagliate», ha concluso Arrigoni. Un punto a favore dell’Italia sul tema l’ha sottolineato Jennifer Allsopp. «L’Italia - ha detto - ha buone prassi di inserimento di minori non accompagnati, che dovrebbero essere adottate anche da altri Paesi europei». «Bisogna però fondare politiche fortemente inclusive e di coesione sociale - ha aggiunto l’assessore Torrenti -. Dobbiamo trovare obiettivi comuni e la coesione sociale deve essere inclusiva di tutti: c’è da lavorare moltissimo. Spesso, peraltro, un migrante che abbia per sé un progetto di vita, non vuole svilupparlo in Italia, che diventa dunque solo un Paese di transito: questo aumenta la difficoltà di trovare le politiche adatte all’integrazione. Rischiamo di trovarci di fronte a un’immigrazione fragile e noi noi riusciamo a dare le risposte corrette a chi resta qui».

Completo cambio di tema per l’ultimo incontro in scaletta: la "bestia nera" di cittadini e imprese, ossia la burocrazia. A confrontarsi, con molto spirito e ironia che sono riusciti a centrare perfettamente le tante sfaccettature della questione, sono stati il sindaco di Udine Furio Honsell, Michele Palma, dirigente di prima fascia della Presidenza del Consiglio e Alfonso Celotto, docente di diritto pubblico della Luiss e autore de "Il dott. Ciro Amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale", una feroce e divertente parodia della figura del burocrate, riletta e interpretata da chi ha avuto esperienza diretta del “mostro”. Tra aneddoti di cronaca, stimolati dalla giornalista del Corriere della Sera Monica Guerzoni, e racconti di vita vissuta dei relatori, si è analizzata la questione. E presentata la necessità di superare una burocrazia che, per fervore di certezza, si è invece avvitata creando, un sistema complicatissimo da gestire per gli stessi funzionari costretti a interpretarla e applicarla. Ma non ha colpa anche il cittadino? No, per tutti i relatori. I cittadini sono vittime e, anzi, secondo Celotto, l’eccesso di burocrazia può portare anche a deviare verso comportamenti illeciti.

Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2017

Questo sito utilizza cookies tecnici di terze parti per l'analisi aggregata del traffico allo scopo di ottimizzarne navigazione e contenuti.
Per maggiori informazioni, consultate la privacy policy del sito.

X