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Industria 4.0 «nuovo modello di società»

All’incontro di sintesi del progetto Nuova Manifattura di Friuli Future Forum, con Bolzonello, Pavan, Da Pozzo, Russo, Vernì, Quaglia e l’intervento sul futuro del lavoro del presidente Inapp Stefano Sacchi

Presentato anche il libro del progetto Nuova Manifattura

 

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Foto Tassotto&Max

Sarà ancora manifattura? La risposta è certamente sì alla domanda che ha scandito l’incontro di sintesi del progetto Nuova Manifattura di Friuli Future Forum, ieri pomeriggio in Camera di Commercio, in cui è stato anche presentato il libro che ha raccolto gli atti del percorso. Ma è un sì che va declinato sul modello dell’industria 4.0, programma che non si riferisce alla mera innovazione industriale ma a un cambiamento epocale, a un «nuovo modello di società», come l’ha definito l’Assessore regionale alle attività produttive Sergio Bolzonello, intervenuto assieme ai rappresentanti degli altri enti che, con la Regione e l’Ocse, hanno promosso il progetto Nuova Manifattura, ossia i presidenti delle Cciaa di Udine e Pordenone Giovanni Da Pozzo e Giovanni Pavan. Al tavolo,  moderati dal project manager di Fff Renato Quaglia, c’erano anche Alessandro Russo di Ires Fvg, Lydia Alessio-Vernì, Direttrice centrale attività produttive, turismo e cooperazione e Stefano Sacchi, presidente Inapp - Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, che ha parlato del lavoro che cambia, di digitalizzazione, automazione e futuro del lavoro, temi che ha ripreso anche Da Pozzo nell’introdurre l’incontro.

«Il numero delle imprese manifatturiere dal 2009 al 2016 è fortemente calato», ha evidenziato il presidente della Cciaa udinese anticipando i numeri approfonditi poi anche da Russo. «Ma è un comparto che si è molto trasformato e che ora per primo, ma non solo, affronta industria 4.0, un percorso di innovazione e "contaminazione" con i servizi che prevede un mix di strumenti e competenze nuovi e modelli business innovativi in cui anche le Camere di Commercio avranno un ruolo, con le associazioni di categoria, per istituire i "digital hub" sul territorio, che dovranno fornire l’alfabetizzazione base per le imprese proprio su "industria 4.0", su cui si innesteranno i percorsi più evoluti studiati e forniti dalle categorie». Per Da Pozzo, è necessario che affrontiamo il cambiamento con la consapevolezza di quali sono i megatrend che stanno trasformando la nostra vita e il nostro modo di lavorare e ha citato i colossi della new economy, «che fanno grandi fatturati, ma in genere con poca proprietà e meno dipendenti.  Più le aziende sono innovative, tecnologiche, più salgono i fatturati e meno ci sono addetti, ma ci sono anche milioni di fruitori in tutto il mondo, con evoluzione delle strutture produttive e distributive e nuove professioni e mestieri, e trasformazione di quelli esistenti. Un paradigma che ci spinge ad aprire gli occhi, anche da qui, dall’Italia e dal Fvg, perché dobbiamo capire quali sono le linee di velocità e di azione che fanno muovere il mondo e in cui tutti ci troviamo immersi».

Da Pozzo ha rimarcato come resti in Fvg l’ossatura forte nella regione, in tre settori in particolare: «Il meccanico-metalmeccanico, il legno-arredo e l’agrifood-alimentari-bevande che sta crescendo molto. Questi settori – ha detto Da Pozzo – sono rappresentati in materia quasi uguale all’interno delle due province di Udine e Pordenone, che hanno molti punti in comune sul fare impresa, una qualità che non si può disconoscere e valorizza il nostro territorio».  Un valore riconosciuto anche da Pavan, che ha rimarcato la vocazione manifatturiera del Friuli e la necessità di accompagnare il sistema economico con le nuove possibilità e gli strumenti del 4.0, che possono portare beneficio alla piccola e media impresa.

Russo di Ires ha riassunto in cifre l’andamento del manifatturiero. A fronte di un calo numerico, le imprese del comparto sono più strutturate: il calo 2009-2016 si concentra infatti tra Snc (-643, pari a -30%) e ditte individuali (-655, pari a -15%), mentre l’incidenza delle società di capitali è passata dal 32% al 36%. I settori più colpiti risultano legno-arredo (-519 imprese) e produzioni in metallo (-398) mentre In crescita solo riparazione e manutenzione di macchine e apparecchiature (+245, +76%). In termini di unità locali la flessione è più contenuta (-10%). Crescono poi i contratti di rete: il Fvg è primo in Italia per numero di imprese in rete ogni 1.000 registrate. E il 25% sono manifatturiere. Note positive arrivano dall’occupazione anche a tempo indeterminato e dall’innovazione: il Fvg ai primi posti in Italia per spesa in Ricerca e sviluppo in percentuale del Pil (1,64% nel 2014, media nazionale 1,38%), un dato in costante crescita nell’ultimo decennio (1,15% nel 2005), ed è la seconda regione per numero di imprese con attività innovative. E l’innovazione è proprio una delle linee su cui anche l’attività dell’assessorato regionale alle attività produttive ha puntato, promuovendo attività, come ha spiegato la Vernì, su linee principali di obiettivi come attrattività, sviluppo, semplificazione. Ogni fase è stata anticipata da consultazioni, dunque ascoltandole le istanze di chi fruisce degli strumenti messi a punto dalla Regione, che ha coordinato l’intera attività a favore delle imprese con le linee di intervento europee, dalla Strategia S3 a PorFesr. Vernì ha indicato le principali linee di intervento messe a punto e di prossimo avvio.

L’intervento di Sacchi, prima delle conclusioni del vicepresidente Bolzonello, ha garantito un punto di vista nazionale ed esperto sulle politiche di attuazione di Industria 4.0 e sul passaggio epocale che stiamo vivendo con la digitalizzazione e la robotizzazione del lavoro, evidenziando la necessità di promuovere insieme in modo virtuoso gli investimenti in formazione, gli incentivi fiscali per l’innovazione e gli investimenti in capitale fisico, interpretando in modo contestuale le grandi trasformazioni che stanno interessando tanto l’industria quanto i servizi. Le politiche industriali dei prossimi anni, ha detto Sacchi, dovrebbero avere due dimensioni: da un lato l’implementazioni di incentivi fiscali per rendere meno onerosa l’adozione delle nuove tecnologie (come l’iperammortamento), ma sono necessarie anche politiche selettive, grandi progetti di investimento pubblico. E va fatta un’analisi delle professioni per capire l’andamento domanda e le nuove domande, va fatto lo spacchettamento di queste professioni in competenze, per analizzare quelle necessarie alle nuove occupazioni. Quindi l’investimento in formazione e istruzione, strumenti di alternanza scuola-lavoro, creazione di accademie e scuole aziendali e collegamenti con università. Per chi ha competenze obsolete, qui entrano in campo le politiche attive. Il welfare deve poi essere una rete di sicurezza e consentire di rimettersi in gioco. Come fatto in Francia e si vuole fare in Italia, Sacchi ha proposto un conto di formazione individuale, liberamente trasferibile a scelta del lavoratore o disoccupato, che può scegliere di utilizzarlo quando vuole. 

Le conclusioni sono arrivate dal vicepresidente Bolzonello, che ha chiamato "Industria 4.0"  un «nuovo modello di società», in cui una delle parole d’ordine è velocità, stare al passo con l’esigenza di agire nel più breve tempo possibile nel mettere in campo tutti gli strumenti possibili. Fare manifattura oggi significa inserirsi in questo nuovo contesto che riguarda tutta la società. (Intervento completo di Bolzonello » www.regione.fvg.it)

 

Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2017