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Da Pozzo, bene il piano di riordino varato da Unioncamere

«Le Camere di commercio hanno saputo rispondere alle richieste di razionalizzazione del Paese.
Primo step di un riassetto che richiede gradualità anche a tutela del personale e per una miglior transizione»
 
Esprime soddisfazione il presidente della Camera di Commercio di Udine Giovanni Da Pozzo per l’esito dell’assemblea Unioncamere, che ha dato il via libera al piano di accorpamento richiesto dalla riforma, ora in via di trasmissione al Mise.

«Soddisfazione anche in qualità vicepresidente di Unioncamere nazionale - commenta Da Pozzo -, in quanto il piano è stato licenziato con 57 favorevoli 7 contrari e 3 astenuti, nei tempi e nelle modalità richieste dal Ministro Calenda. E ancora una volta gli enti camerali hanno dato prova di saper rispondere prontamente e proattivamente alle necessarie esigenze di razionalizzazione del nostro Paese».

Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, per Da Pozzo, «l’assetto a due realtà camerali deliberato oggi da Unioncamere e ora inviato per competenza al ministero dell’economia non fa altro che rispettare i dettami normativi licenziati dal Parlamento negli scorsi anni e le razionalizzazioni già intervenute, che hanno trovato applicazione in primis nella Camera di Commercio della Venezia Giulia per volontà espressa dei singoli territori, e ora nel resto della regione. E sottolineo senza far ricorso a nessuna deroga, né per le zone confine né per le aree montane, rispettando quello che è il presupposto della norma, che prevede il raggiungimento delle 75 mila imprese per la formazione di una Cciaa: una soglia che viene raggiunta dall’accorpamento Udine-Pordenone, territori molto affini anche per vocazioni economiche».

Da Pozzo evidenzia inoltre che «tutti i sistemi di riordino istituzionale richiedono gradualità e questo, che è un primo step, avviene in coerenza con quanto ribadito nel documento firmato dalle Camere di Udine, Gorizia e Trieste e consegnato già due anni fa alla presidente Serracchiani. In ballo non c’è solo un tema riguardante la territorialità: la gradualità di questi accorpamenti ha anche a cuore una miglior transizione e la tutela, non certo secondaria, dello stato occupazionale del nostro personale».
 

Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2017

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